Guide · Tecnica
Quanto può essere lungo un piano in marmo senza giunzioni?
In breve. Le misure di una lastra non sono un dato di catalogo: dipendono da come è stato tagliato il blocco. Sul mercato corrente il blocco è già segato quando lo si compra, e da lì vengono i 280-300 cm oltre i quali serve una giunzione. Quando invece il blocco si taglia sul pezzo da fare, il limite si sposta. E quando la giunzione serve davvero, si progetta invece di subirla.
Quanto è grande una lastra che si trova in commercio?
Meno di quanto la maggior parte dei progetti immagina.
Le misure di mercato per il marmo stanno fra 240 e 300 cm di lunghezza e fra 120 e 180-190 cm di altezza; i cataloghi anglosassoni le danno in pollici — da 100 a 120 pollici di lunghezza per 55-75 di altezza — che sono gli stessi numeri detti in un'altra unità. La lastra più grande che si incontra abitualmente sta quindi intorno ai tre metri per un metro e ottanta.
C'è però una seconda misura, ed è quella che conta in officina: la superficie utile. Una lastra segata ha i bordi irregolari e va squadrata, e fra il lordo e il netto se ne vanno cinque-dieci centimetri per lato. Una lastra dichiarata 300 × 180 cm dà in pratica un pezzo pulito da 290 × 170 cm, e se la venatura ha un difetto in un angolo la parte usabile si accorcia ancora.
Da qui la regola pratica che vale per chi compra lastre già segate: fino a circa 280 cm un piano rettangolare si fa in un pezzo solo senza forzare nulla. Oltre, o si cambia il modo di procurarsi la pietra, o si mette una giunzione. Un tavolo da 240 cm — la misura a cui facciamo riferimento anche parlando di quanto costa un tavolo in marmo su misura — sta comodamente dentro una lastra.
Perché quelle misure, e chi le decide?
Perché il marmo non si produce: si estrae, e poi si sega.
In cava si stacca un parallelepipedo, e le dimensioni massime universalmente riconosciute per un blocco commerciale sono dell'ordine di 320 × 200 × 200 cm, per un peso che può arrivare a trentaquattro tonnellate. Quel blocco viene poi segato in lastre parallele, e nessuna lastra può essere più grande della faccia del blocco su cui passa la sega.
Qui c'è però il punto che quasi nessuna pagina scrive, e che cambia la risposta: le misure delle lastre dipendono da come si taglia il blocco. Quelle che si trovano in commercio non sono un limite della pietra. Sono il risultato di una scelta — la direzione della segatura, lo spessore, il numero di lastre da ricavare — presa da chi ha segato il blocco, e presa per renderlo vendibile al maggior numero possibile di clienti diversi.
Chi compra lastre a magazzino eredita quella scelta. Chi fa tagliare il blocco sul pezzo da fare la prende, e il formato segue il progetto invece del contrario. Un limite fisico resta, perché il blocco è finito e nessuna lastra sarà mai più lunga di quello da cui esce: ma è un limite molto più alto di quello che i cataloghi lasciano immaginare, e soprattutto non è lo stesso per tutti.
Esistono poi materiali industriali — quarzi e ceramiche sinterizzate — con formati jumbo intorno a 320 × 160 cm, nati proprio per ridurre i giunti. Sono un'altra cosa dal marmo: chi sceglie la pietra naturale la sceglie per il disegno che ha dentro, che nessun formato industriale riproduce.
Quando serve una giunzione, e dove va messa?
Serve quando il pezzo supera la lastra disponibile, oppure quando la forma lo impone: un piano a L, un'isola con la penisola, un top che gira su due pareti.
La posizione non è una scelta estetica lasciata all'ultimo: è una decisione strutturale, e va presa sul disegno prima di tagliare. Tre criteri, in ordine.
Primo, lontano dall'acqua. Un giunto accanto a un lavello è un giunto che lavora ogni giorno. La buona pratica lo tiene ad almeno quindici-venti centimetri dal foro, e mai sul lato del rubinetto.
Secondo, mai negli angoli interni. In un piano a L l'angolo a novanta gradi è il punto dove si concentrano le tensioni: è il posto peggiore dove mettere una linea di discontinuità, ed è il primo punto da cui parte una crepa.
Terzo, sopra un appoggio. Un giunto sospeso a mezz'aria è un giunto che prima o poi si apre. Va allineato a una spalla, a un fianco, a un traverso della base: la struttura sotto deve arrivare fin lì.
Dove le tre condizioni si incontrano il giunto è quasi obbligato, ed è una buona notizia: la sua posizione si discute sul preventivo invece di scoprirla il giorno del montaggio.
Come si fa un giunto che non si vede?
Con tre cose: il taglio, l'accostamento, la colla.
Il taglio dei due lembi va rettificato, non semplicemente sezionato: le facce che si toccano devono essere piane e complanari, altrimenti nessun incollaggio le fa leggere come una superficie sola. L'accostamento di un giunto ben fatto sta entro un millimetro e mezzo: a quella larghezza la fuga si riempie di adesivo e all'occhio sparisce.
L'adesivo è il terzo elemento, e va scelto: i poliesteri induriscono in fretta e costano meno ma ingialliscono alla luce, le resine epossidiche induriscono più lentamente ma tengono meglio nel tempo e sotto sollecitazione. In tutti i casi va pigmentato sul colore del fondo della pietra, non su quello delle venature — è l'errore più frequente, e trasforma una fuga invisibile in una riga chiara.
Su campate importanti la buona pratica prevede un rinforzo passante alloggiato in un canale sul retro, non un annegamento della lastra nella resina: è lo stesso principio per cui, parlando di che spessore deve avere un piano in marmo, diciamo che la struttura si risolve con il sostegno e non con lo spessore apparente.
Si può far proseguire il disegno da una lastra all'altra?
Sì, e in Italia si chiama macchia aperta — in inglese open book, o book match.
Funziona così: due lastre consecutive dello stesso blocco vengono aperte e affiancate come le pagine di un libro, e le venature si corrispondono a specchio lungo la linea di accostamento. Il disegno prosegue, e il giunto da difetto diventa un asse di simmetria voluto. Il blocco si sega seguendo la linea della venatura, si lucida il fronte di una lastra e il retro della successiva, e le lastre vengono pre-posate in fabbrica e numerate progressivamente prima di arrivare in cantiere.
Ci sono due condizioni. La prima: le lastre devono essere consecutive nella numerazione dello stesso blocco, perché il disegno interno cambia di lastra in lastra. La seconda: la pietra deve avere una venatura marcata e direzionale — calacatta, arabescati, onici, quarziti, Nero Marquina, Giallo Siena, Rosso Francia, Verde Alpi, Bianco Carrara si prestano bene — perché su un fondo uniforme non c'è niente da specchiare.
Per un piano o un tavolo bastano due lastre; per un rivestimento a parete se ne parte di norma da quattro, e più la superficie è ampia più il disegno diventa imprevedibile, quindi interessante.
È anche la risposta a un caso frequente. Quando una pietra non si ha a blocco e si comprano lastre singole da blocchi già tagliati, è il montaggio a macchia aperta a restituire la continuità del disegno che il taglio su misura avrebbe dato in partenza. Non è un ripiego: è l'altra strada, e va decisa quando si sceglie il materiale — dopo, non si recupera.
Come lavoriamo noi
Nella nostra cava i blocchi vengono tagliati secondo le indicazioni del cliente. È la ragione per cui le misure di commercio, per noi, sono un punto di partenza e non un tetto: su richiesta eseguiamo realizzazioni fuori misura, che nel nostro lavoro sono lo standard e non l'eccezione.
Quando serve una pietra che non abbiamo a blocco, le lastre le acquistiamo da importatori di fiducia, quindi da blocchi già tagliati: in quel caso la continuità del disegno si ottiene con il montaggio a macchia aperta.
Prima di tagliare guardiamo le lastre in controluce: serve a leggere dove passa il disegno e dove corrono le venature più deboli, quindi a decidere dove cade il taglio e dove — se serve — cade il giunto. Non usiamo resina per irrigidire le lastre: su una superficie ampia il problema si risolve con un supporto, e la rete sul retro è già un buon sostegno.
Quando il peso o le vie di accesso non lasciano spazio — una scala stretta, un ascensore, una struttura leggera — c'è la strada della lastra alleggerita, con il marmo incollato a un supporto in carbonio o alluminio.
Su un pezzo su misura la quotazione arriva entro quarantotto ore. I tavoli sono nelle collezioni; le commesse per alberghi e progetti sono nella pagina Contract. Si parte dai contatti, con le misure e, se c'è, un disegno anche di massima.
Domande frequenti
Qual è la lunghezza massima di un piano in marmo in pezzo unico?
Dipende da come è stato tagliato il blocco. Comprando lastre già segate si arriva in pratica a circa 280 cm, ricavati da una lastra commerciale da 280-300 cm al lordo. Facendo tagliare il blocco sulla misura del pezzo si va oltre.
Una giunzione indebolisce il piano?
Se è incollata bene, posizionata sopra un appoggio e lontana dagli angoli interni, no. Se è sospesa o messa in un angolo a novanta gradi, sì: è lì che si apre.
Quanto si vede un giunto ben fatto?
Entro un millimetro e mezzo, con adesivo pigmentato sul colore del fondo, all'occhio sparisce: si trova passando un dito, non guardando.
Che cos'è la macchia aperta?
È l'accostamento di due lastre consecutive dello stesso blocco, aperte come le pagine di un libro, con le venature a specchio lungo la linea di giunzione. Dà continuità al disegno e si decide scegliendo il materiale, non al montaggio.
E se voglio un piano da quattro metri?
Non è una domanda a cui risponde un catalogo. Le strade sono tre: far tagliare il blocco sulla misura del pezzo, progettare una giunzione nel punto giusto, oppure accostare due lastre a macchia aperta e fare del giunto una parte del disegno.
Chiedi la quotazione La collezione tavoli
Le dimensioni massime del blocco commerciale (320 × 200 × 200 cm, fino a trentaquattro tonnellate), le misure di commercio delle lastre e la perdita fra lordo e netto sono ordini di grandezza diffusi nel settore lapideo e possono variare da cava a cava e da materiale a materiale. Le indicazioni sulla larghezza del giunto, sulla distanza dai fori, sugli adesivi e sul rinforzo passante sono buona pratica di lavorazione, non prescrizioni normative. Ogni progetto va verificato sulla lastra scelta e sulla sua scheda tecnica; i tempi indicati non costituiscono un preventivo.