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Un piano in quarzo può stare all'aperto?

In breve. Un piano in quarzo composito non è pietra: è graniglia tenuta insieme da una resina poliestere, e all'aperto cede la resina, non il minerale. I produttori lo scrivono nelle proprie garanzie, che escludono l'uso esterno. Esistono però gamme formulate apposta per resistere ai raggi ultravioletti, ed è a quelle — non al materiale in generale — che va fatta la domanda.

Che cosa c'è dentro un piano in quarzo?

La parola inganna. Un piano «in quarzo» non è una lastra di quarzo né una pietra tagliata da un blocco: è un composito, fatto di graniglia e polvere di quarzo impastate con una resina poliestere insatura, colorate e compattate sotto vuoto con vibrazione.

Le proporzioni contano più di quanto sembri. In peso il minerale è il novanta-novantatré per cento e la resina il sette-dieci, e letta così la resina sembra un dettaglio. Ma è molto più leggera del quarzo, e in volume — nello spazio che occupa davvero dentro la lastra — arriva a circa un terzo del materiale. Un piano in quarzo è, per un terzo del suo corpo, un polimero.

È un ottimo materiale, e non è questo il punto. Il punto è che quel terzo decide che cosa succede quando la lastra esce di casa.

Che cosa fa il sole a una lastra di quarzo?

La resina poliestere insatura non è stabile ai raggi ultravioletti. Sotto esposizione prolungata al sole accadono due cose insieme: il colore cambia — tipicamente ingiallisce, e i bianchi e le tinte chiare sono i più esposti — e il legante si degrada, cioè perde progressivamente la capacità di tenere insieme la graniglia.

La prima è un difetto estetico e si vede subito. La seconda è strutturale e si vede tardi: la superficie diventa più opaca, poi più aperta, poi più fragile sui bordi.

Il quarzo in sé non teme il sole: è uno dei minerali più stabili che esistano, ed è per questo che le pietre naturali ricche di quarzo sono fra le più adatte all'esterno. A cedere è ciò che è stato aggiunto per farne una lastra industriale.

Lo dicono anche i produttori?

Sì, e in modo più netto di qualunque articolo. Il testo di garanzia di una delle marche più diffuse, nella versione depositata per il mercato nordamericano, contiene questa frase: «This warranty does not cover outdoor uses» — la garanzia non copre gli usi esterni. Nello stesso documento l'esposizione ai raggi ultravioletti e alle condizioni atmosferiche è elencata fra gli usi anomali, e le variazioni di colore, tonalità, struttura e lucentezza sono escluse dalla copertura.

Vale più di un parere, perché è scritto da chi il materiale lo produce e avrebbe interesse a venderne di più. E per l'esterno quello stesso gruppo industriale non propone il proprio quarzo, ma un ceramico sinterizzato, che promuove esplicitamente per le facciate. La distanza fra le due offerte è già una risposta.

E le collezioni «outdoor» in quarzo?

Qui la risposta onesta è più articolata del «no» che si legge in giro.

Almeno un produttore ha messo in commercio una gamma di superfici in quarzo dichiaratamente destinate all'esterno, formulate con una resina a base acrilica al posto del poliestere proprio per resistere ai raggi ultravioletti, con tecnologia dichiarata in corso di brevetto. Non è la stessa lastra con un'etichetta diversa: la differenza sta esattamente nel componente che abbiamo identificato come punto debole.

Ne segue una regola pratica che conviene portarsi via. La domanda non va fatta al materiale, va fatta alla lastra. «Il quarzo può stare fuori?» non ha una risposta. «Questa gamma, questo colore, è garantita per l'esterno per iscritto?» ne ha una, e sta nel documento di garanzia di quel prodotto. Se la gamma non è dichiarata per esterno, la risposta è no, per quanto rassicurante sia chi la vende.

Non è solo il sole: gli sbalzi di temperatura

Un secondo fronte, sottovalutato perché non si vede finché non succede. Il quarzo composito sopporta meno calore della maggior parte delle pietre naturali, e sopporta male soprattutto le variazioni rapide: il danno tipico non viene dalla temperatura alta in sé, ma dallo sbalzo.

All'aperto lo sbalzo è la norma. Una lastra scura sotto il sole di luglio supera di molto la temperatura dell'aria, e un temporale che la raffredda in pochi minuti le fa esattamente quello che i manuali d'uso raccomandano di non fare in cucina con una pentola bollente. Si aggiunga che resina e graniglia si dilatano in misura diversa, e si capisce perché i cedimenti compaiano di solito ai bordi, intorno ai fori e sui vincoli rigidi: se il piano è fissato senza margine di movimento, la tensione non ha dove scaricarsi.

Allora che cosa si usa all'aperto?

Tre strade, tutte legittime, e conviene sceglierle sapendo perché.

La pietra naturale non ha legante, quindi non ha questo modo di rompersi. Ha un problema diverso, l'assorbimento d'acqua: l'acqua entrata nella pietra aumenta di volume gelando, e il gelo lavora dall'interno. All'esterno le domande giuste sono quindi altre — quanto assorbe quella pietra, e con quale finitura — e la risposta sta quasi sempre nelle pietre dense e nelle superfici spazzolate o sabbiate invece che lucide. Il tema è trattato per intero in un tavolo in marmo può stare all'aperto?.

I ceramici sinterizzati sono cotti ad altissima temperatura e non contengono resina: reggono raggi ultravioletti e gelo, e si impiegano anche in facciata. Sono la risposta industriale corretta, con un limite di carattere: sono superfici, non materia, e il bordo lo racconta.

Il quarzo composito delle gamme dichiarate per esterno, alle condizioni scritte nella loro garanzia e non oltre.

Le domande da fare prima di comprare, se il piano starà fuori

Quattro, e si fanno prima dell'ordine.

Il piano è pietra naturale, quarzo composito o ceramica sinterizzata? La risposta deve essere una parola sola, non un aggettivo. Se già ce l'ha in casa e non lo sa, tre indizi bastano quasi sempre: la pietra naturale ha venature che entrano nello spessore e attraversano il bordo, mentre il composito ha un motivo omogeneo che sul bordo si interrompe; la pietra si chiama con il nome della sua cava, il composito con il nome commerciale di un colore; e due piani identici, in pietra naturale, non esistono.

Se è quarzo composito, esiste un documento di garanzia che copra l'uso esterno per quella gamma e quel colore? Se la risposta è verbale, non è una risposta.

Che finitura avrà la superficie, e come si comporta sotto il sole diretto?

Come viene fissato il piano alla base, e quanto margine di dilatazione gli viene lasciato? Sul dimensionamento e sui sostegni si trova tutto in che spessore deve avere un piano in marmo.

Come lavoriamo noi

Lavoriamo la pietra naturale: marmo, onice e pietre dure, su lastre che scegliamo noi. Non usiamo resina per irrigidire le lastre: sulle superfici molto ampie serve un sostegno, e la rete applicata sul retro è già un buon supporto, ma il rinforzo sta nella struttura che sorregge il piano, non in un additivo dentro il materiale.

Su un pezzo destinato all'esterno le scelte si fanno prima del taglio: quale pietra, con quale finitura, con quale sostegno e con quale sistema di fissaggio. A lastra tagliata non si correggono.

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Domande frequenti

Un piano in quarzo scolorito si può recuperare?

No. L'ingiallimento è un cambiamento della resina in profondità, non uno sporco in superficie: non esistono prodotti che lo riportino indietro, e la lucidatura asporta materiale senza rimuovere la causa.

Il quarzo teme il gelo come il marmo?

È un problema diverso. Il composito assorbe pochissima acqua, quindi il gelo lo tocca poco: a rovinarlo sono raggi ultravioletti e sbalzi termici. Il marmo assorbe di più e il gelo lo riguarda, ma non ha legante da degradare.

Se la garanzia non copre l'esterno, vuol dire che il piano si rompe subito?

No, ed è per questo che l'equivoco dura. Il degrado è lento e cumulativo: il primo anno spesso non si vede niente, la differenza si misura in stagioni. Garanzia esclusa significa che il produttore non risponde di quello che accadrà, non che accadrà domani.

La quarzite è la stessa cosa del quarzo?

No, ed è una delle confusioni più costose. La quarzite è una pietra naturale, senza resina, e all'aperto è fra le scelte migliori. Il quarzo composito è un materiale industriale. I nomi si somigliano, le risposte sono opposte.

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La composizione del quarzo composito (90-93% di graniglia e polvere di quarzo in peso, legate da resina poliestere insatura al 7-10%, pari a circa un terzo del volume) e l'instabilità ai raggi ultravioletti della resina poliestere sono dati di letteratura tecnica sul materiale. L'esclusione dell'uso esterno è citata dal testo di garanzia depositato da un produttore per il mercato nordamericano, che elenca fra gli usi anomali l'esposizione ai raggi ultravioletti e alle condizioni atmosferiche. L'esistenza di gamme in quarzo formulate con resina a base acrilica per resistere ai raggi ultravioletti è dichiarata dal produttore nel proprio comunicato tecnico, con tecnologia indicata come in corso di brevetto. Stoneform non produce né rivende quarzo composito. Le indicazioni riportate non sostituiscono il documento di garanzia del singolo prodotto, che va letto prima dell'acquisto.