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Guide · Manutenzione

Aloni e macchie sul marmo: cosa si può togliere e cosa no

In breve. Sul marmo esistono due danni diversi, e quasi tutti li chiamano con lo stesso nome. L’alone opaco lasciato dal limone o dal vino non è sporco: è corrosione, l’acido ha consumato la lucidatura. Nessun detergente lo toglierà mai, perché non c’è niente da togliere — si ripristina rilucidando. La macchia scura di olio o di caffè è il contrario: qualcosa che è entrato nella pietra, e si tira fuori con un impacco. Usare il rimedio dell’uno sull’altro è il modo più comune per peggiorare le cose.

Come si riconoscono in trenta secondi

Mettetevi di lato rispetto alla superficie e guardate in controluce, con la luce che rimbalza verso di voi.

Se l’area è più chiara e opaca del marmo intorno, si vede solo da una certa angolazione e sparisce guardandola dall’alto, è corrosione: la superficie ha perso il lucido in quel punto. Passandoci un dito la pietra è ancora liscia, ma la luce non ci rimbalza più sopra allo stesso modo.

Se l’area è più scura del marmo intorno e si vede da qualunque angolo, anche in piena luce, è una macchia: una sostanza è stata assorbita sotto la superficie. Il lucido, lì, spesso è intatto.

Capita anche di averle insieme: una goccia di condimento lasciata per una notte macchia e corrode. In quel caso si tratta prima la macchia e poi si ripristina il lucido, mai il contrario.

L’alone opaco: chi lo fa e come si toglie

I marmi, i travertini, gli onici e i calcarei sono rocce carbonatiche: reagiscono con gli acidi, e la reazione consuma qualche micron di superficie lucida. Il Natural Stone Institute è esplicito nel dire che i prodotti contenenti limone, aceto o altri acidi possono opacizzare o corrodere le pietre calcaree.

La lista dei colpevoli quotidiani è più lunga di quanto si pensi: limone e agrumi, aceto, vino, pomodoro, alcuni formaggi, le bibite gassate. E soprattutto i prodotti di casa: gli anticalcare, che per definizione sono acidi, e i detergenti generici per il bagno. Il Natural Stone Institute segnala che perfino certi smacchiatori commerciali per la ruggine contengono tracce di acido fluoridrico, che sul marmo è devastante. Le polveri e le creme abrasive, dal canto loro, non corrodono: graffiano.

La cosa da capire è questa: l’alone non si pulisce, si rifinisce. Un alone leggero si recupera con una polvere lucidante specifica per marmo, lavorata a mano sulla zona. Un alone esteso o profondo è lavoro da restauratore, che riporta l’intera superficie allo stesso livello: se si lucida solo la macchia si ottiene una macchia lucida, che si vede quanto quella opaca.

La macchia: l’impacco, e come si fa

Una macchia assorbita non si strofina via: si estrae. Il metodo è l’impacco, ed è sempre lo stesso, cambia solo il prodotto che si mette dentro.

Si prepara una pasta con un materiale assorbente bianco e il reagente adatto, della consistenza di una crema densa, e la si stende sulla macchia per circa mezzo centimetro, debordando un poco tutto intorno. Si copre con un foglio di plastica sigillato ai bordi e si lascia lavorare dalle 24 alle 48 ore. Non è il prodotto a fare il lavoro: è l’asciugatura. Mentre l’impacco si secca richiama fuori dalla pietra quello che c’è dentro. Per questo va lasciato in pace, e per questo spesso va ripetuto due o tre volte.

Il reagente dipende dalla macchia. Nelle indicazioni al consumatore del Natural Stone Institute:

Non mescolate mai candeggina e ammoniaca: la combinazione sviluppa un gas tossico. È l’unico avvertimento di questa pagina scritto in maiuscolo anche nel manuale.

Una nota che quasi nessuno aggiunge: alcuni di questi reagenti possono a loro volta opacizzare la superficie. Si toglie la macchia e resta l’alone. È normale, ed è il motivo per cui il trattamento si chiude sempre con un ripristino del lucido. Sapendolo prima non è una brutta sorpresa, è l’ultimo passaggio della procedura.

Che cosa fa davvero l’impregnante, e cosa non fa

Qui c’è il malinteso più diffuso di tutti, e conviene dirlo chiaro.

I prodotti che tutti chiamano «sigillanti» sono impregnanti: non chiudono la pietra sotto una pellicola, entrano nei pori e li rendono repellenti. Il Natural Stone Institute lo scrive senza giri di parole: trattare la pietra non la rende a prova di macchia, la rende più resistente alle macchie. La differenza pratica è il tempo che avete per intervenire: su una pietra impregnata una goccia di vino resta in superficie per qualche minuto invece di scendere subito.

E soprattutto: l’impregnante non protegge dalla corrosione. Non c’entra niente. La corrosione è un attacco chimico sulla superficie, non un assorbimento nei pori; l’acido intacca il marmo esattamente come prima. Chi vi vende un trattamento dicendo che «dopo puoi tagliare i limoni sopra» vi sta raccontando qualcosa che non esiste.

La finitura decide quanto il marmo perdona

Questa scelta si fa in fase di progetto, ed è la più efficace di tutte.

Una superficie lucida è uno specchio: qualunque perdita di lucido si legge subito, e su un piano molto usato gli aloni si accumulano. Una superficie opaca o satinata subisce lo stesso attacco chimico — attenzione, non resiste di più — ma non avendo un riflesso da perdere, il segno quasi non si vede. Una bocciardata o una superficie a spacco perdonano ancora di più.

Tradotto: su un tavolo da pranzo che si usa tutti i giorni, con bambini o con ospiti, una finitura opaca vi risparmierà anni di piccoli dispiaceri. Su una consolle d’ingresso o su un piano da bagno, dove il lucido è l’effetto che volete, il rischio è molto più basso e vale la pena correrlo.

Le abitudini che contano davvero

Come lavoriamo noi

La finitura la consigliamo in base a come il pezzo verrà usato, non in base a come fotografa meglio. Se un tavolo dev’essere il tavolo di casa, ve lo diciamo prima che un lucido a specchio in cucina vi farà arrabbiare, e vi mostriamo la stessa pietra opaca. Sui pezzi che consegniamo indichiamo il trattamento fatto in reparto e il prodotto da usare per la pulizia ordinaria [DA TE: nome dell’impregnante e del detergente che consigliate].

E se un pezzo si segna dopo anni, si recupera: il marmo è uno dei pochi materiali che si può riportare a nuovo togliendo pochi micron di superficie. Un piano in laminato, quando è segnato, è segnato.

Chiedi la quotazione Che spessore deve avere un piano

Le indicazioni su impacchi, reagenti e trattamenti riprendono le raccomandazioni al consumatore del Natural Stone Institute. Sono procedure generali: ogni pietra reagisce a modo suo, e su un pezzo di valore conviene provare prima in un punto nascosto o rivolgersi a un restauratore. Questa pagina non sostituisce le istruzioni del produttore dei prodotti chimici impiegati.