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Come si sceglie una lastra di marmo?
In breve. Le lastre che escono dallo stesso blocco non sono lastre uguali: escono in sequenza e il disegno migra dall’una all’altra, ed è questo che rende possibile il book match. La scelta quindi non finisce quando si dice «voglio questo marmo»: finisce quando è scritto quale lastra, dove viene ricavato il pezzo e dove cadono le giunzioni. Ciò che resta non scritto viene deciso lo stesso, ma non da lei.
«Sono tutte uguali, vengono dallo stesso blocco»: è vero?
È la frase che si sente in deposito, ed è vera e falsa insieme. È vera sul materiale: stesso blocco vuol dire stessa cava, stesso banco, stessa qualità. È falsa sul disegno, che è poi la ragione per cui si sceglie un marmo e non un altro.
Un blocco viene segato in lastre parallele, tutte nello stesso passaggio, e le lastre escono numerate nell’ordine in cui stavano dentro la pietra. Fra una lastra e la successiva il disegno si sposta: una venatura che sulla prima attraversa l’angolo, sulla decima può stare al centro e sulla ventesima può non esserci più. Non è un difetto: è la struttura del blocco che si rivela strato dopo strato.
E anche la sega toglie materiale: il filo diamantato lavora con fili di circa tre decimi di millimetro, le lame tradizionali tolgono qualche millimetro a ogni passaggio. Fra due lastre «gemelle» resta sempre uno spessore di pietra andato in polvere: il rispecchiamento è vicinissimo, mai perfetto.
Perché un campione non basta per decidere?
Perché un campione dice qual è la pietra, non come sarà il pezzo.
Il codice di pratica della federazione britannica della pietra, il testo di settore più chiaro su questo punto, lo scrive senza giri di parole: i campioni di soli 100 per 100 millimetri non vanno usati per la scelta definitiva delle superfici orizzontali, e ogni campione dovrebbe portare l’indicazione che è indicativo soltanto. E quando la quantità di pietra è importante, la lastra scelta deve mostrare l’intera gamma di variazione del materiale, non la sua porzione più fotogenica.
Il campione serve a escludere, non a scegliere: dice se quel bianco è il bianco giusto per quella stanza, non se sul suo tavolo passerà una venatura o due.
In che condizioni va guardata una lastra?
In deposito le lastre stanno in piedi, spesso con la luce che entra di taglio; il pezzo finito starà quasi sempre orizzontale e sotto un’altra luce. Lo stesso codice avverte proprio di questo: l’aspetto delle lastre viste impilate in verticale e in piena luce naturale cambia una volta che la pietra è posata in orizzontale.
Tre accorgimenti cambiano la decisione. Guardarla bagnata, se la superficie è ancora grezza o levigata, perché l’acqua avvicina molto l’aspetto che darà la lucidatura. Fotografarla intera e frontale, mai di scorcio, insieme al suo numero. E guardarla in controluce, se è onice o una pietra da retroilluminare, perché in controluce compaiono trasparenze, fratture sanate e differenze di spessore invisibili a luce riflessa: è il motivo per cui in fabbrica ogni lastra viene guardata in controluce prima del taglio.
Come si fa a essere sicuri che taglino proprio quella?
È la domanda vera, e quasi nessuno la affronta, mentre nei forum di chi ristruttura casa il problema ricorre con regolarità: una persona sceglie una lastra, ci attacca il cartellino, e settimane dopo si trova montata una pietra che non è quella, perché il cartellino era rimasto attaccato alla lastra sbagliata. Il cartellino, appunto, non è un documento.
Quello che vale è un’altra cosa, e il codice di pratica è esplicito: il produttore dovrebbe assicurarsi che la lastra selezionata sia firmata per approvazione dal progettista o dal committente con inchiostro indelebile.
Firmare la lastra, non soltanto sceglierla. Attorno a questo gesto si costruisce il resto: annotare il numero della lastra e quello del blocco e farli scrivere nell’ordine — un ordine che dice «marmo Calacatta» non identifica niente, uno che dice lastra e blocco identifica un oggetto solo al mondo; conservare la fotografia frontale insieme al numero; e chiedere che le lastre destinate allo stesso lavoro siano consecutive, come il codice prescrive anche per i motivi direzionali, che devono correre tutti nello stesso verso.
Dove cadranno le giunzioni, e chi lo decide?
Qualcuno le decide in ogni caso: la sola scelta è se decidere lei o lasciare che decida il taglio. Il principio di settore è che, se i disegni non indicano la posizione delle giunzioni, va concordata fra fornitore e committente prima della lavorazione. Il silenzio non è neutro: è una delega.
Sulla larghezza esistono riferimenti precisi: fra due piani accostati la giunzione dovrebbe stare entro un millimetro e mezzo, con mezzo millimetro di tolleranza; fra un piano e un rivestimento verticale si arriva a tre millimetri. Ma una giunzione ben fatta non è solo stretta: è messa dove il disegno la perdona, fuori dall’asse dello sguardo e mai in corrispondenza di un foro o di un intaglio, dove la pietra è già più debole.
Book match, vein match, accostamento libero: quale serve?
Il book match apre due lastre consecutive come le pagine di un libro e specchia le venature rispetto a un asse centrale: richiede che siano lucidate su facce opposte. Il vein match fa proseguire la venatura attraverso la giunzione come se il taglio non ci fosse, e richiede lastre lucidate sulla stessa faccia. L’accostamento libero rinuncia alla simmetria e cerca l’equilibrio cromatico d’insieme.
La conseguenza pratica è una sola: la scelta fra le tre strade si porta dietro la faccia su cui le lastre vanno lucidate. Se sono già finite, alcune strade sono chiuse. «Decidiamo dopo» è una decisione anche quando non sembra, e di solito è quella che esclude il book match.
Che cosa deve esserci scritto nell’ordine
Il nome della pietra per esteso. La norma europea sulla denominazione della pietra naturale chiede quattro elementi — nome commerciale tradizionale, famiglia petrografica accertata in laboratorio, colore tipico e luogo di origine fino al comune e al paese — e invita a evitare nomi geografici estranei all’origine reale e nomi di aziende usati come denominazione. È l’unico modo per confrontare due preventivi che usano lo stesso nome commerciale per due pietre diverse.
Poi: numero della lastra e del blocco; spessore e finitura; la disposizione dei pezzi sulla lastra, approvata su fotografia prima del taglio; la posizione delle giunzioni. E il rilievo: le superfici orizzontali andrebbero prodotte solo da sagome rilevate in posto o da disegni quotati, e carta e cartone non vanno bene perché cambiano dimensione.
Come lavoriamo noi
Lavoriamo pietra naturale — marmo, onice e pietre dure — e le lastre le scegliamo noi, una per una, nella nostra fabbrica. Ogni lastra viene guardata in controluce prima del taglio: è il controllo che fa emergere ciò che a luce riflessa non si vede.
Non usiamo resina per irrigidire le lastre: sulle superfici ampie un sostegno serve davvero, e la rete applicata sul retro è già un buon sostegno, ma il rinforzo appartiene alla struttura che porta il piano, non a un additivo dentro il materiale.
Stoneform e Brianform sono due divisioni della stessa azienda, con produzione interna: fra chi disegna il pezzo e chi lo taglia non c’è un passaggio commerciale, ed è il motivo per cui la disposizione sulla lastra si può discutere invece che subire.
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Domande frequenti
Posso scegliere io la lastra o decide il fornitore?
Può sceglierla, e in un lavoro su misura è normale che lo faccia. La parte che conta viene dopo la scelta: far scrivere nell’ordine il numero della lastra e del blocco, e approvare su fotografia la disposizione dei pezzi prima del taglio.
Quanto materiale serve in più rispetto alla misura del piano?
Più di quanto si immagini, perché il pezzo va posizionato dove il disegno è quello giusto e perché bordi e fasce richiedono ritagli propri. Sugli spessori e sugli sbalzi, che spessore deve avere un piano in marmo; sul prezzo, quanto costa un tavolo in marmo su misura.
Se il marmo poi si macchia, la scelta della lastra c’entra?
Poco: macchia e opacizzazione dipendono dalla finitura e dall’uso, non dal disegno, e ne abbiamo scritto in aloni e macchie sul marmo. La lastra decide come sarà fatto il pezzo, non come invecchierà.
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Le indicazioni su campioni, visione delle lastre, firma di approvazione, posizione e larghezza delle giunzioni e sagome di rilievo sono tratte dal codice di pratica per i piani in pietra naturale della federazione britannica della pietra. I quattro elementi della denominazione — nome commerciale, famiglia petrografica, colore tipico e luogo di origine — sono quelli prescritti dalla norma europea EN 12440. Gli spessori di taglio citati sono valori dichiarati dai costruttori di segatrici a filo diamantato e a lame. Nessuna di queste indicazioni sostituisce gli accordi scritti del singolo ordine.