Guide · Progetto
Onice retroilluminato: come si progetta bene, quali LED usare e perché la luce non deve scaldare
In breve. L'onice si retroillumina perché è una pietra traslucida, ma non tutte le lastre si accendono allo stesso modo: la lastra va scelta guardandola in controluce, prima del taglio. La luce giusta è calda (2700-3000 K), dimmerabile e diffusa in modo uniforme, senza punti luminosi. Soprattutto la sorgente non deve scaldare la pietra: alimentatori lontani, un'intercapedine ventilata e un accesso per la manutenzione contano quanto la bellezza della lastra.
Che cosa si intende, esattamente, per onice?
Il nome crea confusione. In mineralogia l'onice è una varietà di agata, cioè calcedonio a bande: una pietra silicea, dura (6,5-7 sulla scala di Mohs). Quello che in edilizia e nell'arredo si chiama onice — le lastre color miele, verdi, bianche, rosate che si usano per banconi, pareti e lampade — è invece quasi sempre calcite o aragonite in bande, un carbonato di calcio. È molto più tenero del calcedonio e si comporta come un marmo: si graffia più facilmente e reagisce agli acidi.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima: la manutenzione è quella dei marmi, con le stesse cautele verso limone, aceto e detergenti anticalcare, come spieghiamo nella guida Aloni e macchie sul marmo. La seconda: la struttura a bande, con le sue venature, fessure e cristalli, è proprio ciò che la luce rivela. Con la retroilluminazione la lastra si legge in trasparenza, difetti compresi.
Perché alcune lastre si accendono e altre restano spente?
La traslucenza cambia moltissimo da un blocco all'altro e perfino all'interno della stessa lastra. Alcuni onici lasciano passare una luce piena e dorata; altri, pur bellissimi alla luce del giorno, restano cupi e mostrano solo una sagoma sfocata della sorgente. Non esiste un modo per saperlo dalla fotografia: le lastre si scelgono in controluce, davanti a una sorgente, prima di tagliarle.
In quel momento si vedono anche le cose che alla luce riflessa sfuggono: le fessure naturali stuccate, le zone più opache, le venature scure che diventano linee nette. È anche il momento in cui decidere come disporre i tagli, in modo che il disegno continui da un pezzo all'altro.
Lo spessore fa la sua parte. Per le applicazioni retroilluminate si lavora di solito con lastre sottili, fra 10 e 20 mm: più la lastra è spessa, più luce trattiene. Uno spessore ridotto, però, rende la pietra più fragile, e questo porta al tema del supporto.
Quali LED usare, e con quale luce?
La scelta è meno tecnica di quanto sembri e più decisiva di quanto si pensi. Tre regole valgono quasi sempre.
Luce calda. L'onice nasce nei toni del miele, dell'ambra e del verde; una temperatura di colore fra 2700 e 3000 K ne esalta le venature dorate. Le luci fredde tendono a spegnere i colori e danno alla pietra un aspetto piatto, quasi da insegna.
Luce dimmerabile. Un bancone, una parete, una lampada non vivono sempre alla stessa intensità: di giorno la pietra deve restare pietra, di sera può diventare la fonte di luce principale dell'ambiente. Poter regolare l'intensità è ciò che rende l'onice un materiale d'arredo e non un effetto scenico fisso.
Luce uniforme. Le strip a punti, montate troppo vicino, disegnano sulla pietra una fila di macchie luminose. Si evitano con pannelli LED a emissione diffusa, oppure con una distanza maggiore e un diffusore opalino fra le sorgenti e la lastra. Quando l'installazione è composta da più pannelli, conviene che i LED provengano dallo stesso lotto, perché tonalità leggermente diverse diventano evidenti su una grande superficie chiara.
La retroilluminazione scalda la pietra?
Dovrebbe non farlo, ed è il punto su cui insistiamo di più. I LED producono molto meno calore delle lampade di un tempo, ma un po' di calore c'è sempre, soprattutto negli alimentatori e nelle strip ad alta densità. Chiuso in un'intercapedine senza aria, quel calore si accumula.
Una pietra che si scalda in modo non uniforme lavora: dilata dove è calda, resta ferma dove è fredda. Si scaldano anche gli adesivi e i materiali di supporto, alcuni dei quali con il calore e la luce tendono a ingiallire. Il risultato, negli anni, può essere una luce più gialla nelle zone vicine alle sorgenti e un rischio inutile per la lastra.
Per questo la regola è semplice: la luce illumina, non scalda. Gli alimentatori vanno fuori dall'intercapedine, in un punto ventilato e raggiungibile; le sorgenti devono lavorare lontano dalla loro potenza massima; l'intercapedine deve respirare. Toccando la superficie dopo alcune ore di funzionamento, la pietra non deve risultare calda.
A che distanza vanno i LED dalla lastra?
Dipende dalla sorgente. Con i pannelli LED diffusori i produttori indicano pochi centimetri, in genere fra 2,5 e 4 cm; con le strip a punti serve più profondità, o un diffusore intermedio, altrimenti i punti restano visibili. La profondità disponibile va decisa quando si disegna il mobile o la parete, non dopo: un bancone che lascia solo un centimetro di spazio obbliga a scegliere la sorgente sbagliata.
Come si sostiene una lastra sottile senza disegnare ombre?
Una lastra di onice sottile va sostenuta, soprattutto sulle superfici ampie. Noi non usiamo resina per rinforzare le lastre: sulle superfici piccole il rinforzo non serve, su quelle grandi aiuta a sostenere il materiale. Per l'onice retroilluminato usiamo sul retro una rete che non si vede in trasparenza e lascia passare tutta la luce, un materiale adottato anche da alcuni produttori che lavorano la pietra come noi. Nessun vetro aggiunto: la lastra resta pietra, più leggera e più luminosa.
Il criterio è semplice: il supporto deve reggere la pietra senza trasformarsi in un disegno visibile quando la luce si accende, e senza togliere luminosità.
Si può usare l'onice retroilluminato in bagno o in doccia?
Sì, con due attenzioni distinte. La prima riguarda l'impianto elettrico: in Italia i locali da bagno sono regolati dalla norma CEI 64-8, sezione 701, che divide l'ambiente in zone intorno a vasca e doccia e chiede per ciascuna un grado di protezione dall'acqua (IPX7 dentro vasca o piatto doccia, IPX4 o IPX5 nelle zone vicine, a seconda dei getti d'acqua), la protezione con interruttore differenziale da 30 mA e, dove si usano circuiti a bassissima tensione di sicurezza, una sorgente di alimentazione installata fuori dalle zone 0, 1 e 2. È un tema da progettista e da elettricista, e va affrontato prima di scegliere la pietra.
La seconda riguarda la pietra: l'onice teme l'acqua ricca di calcare e i prodotti acidi usati per toglierlo. In doccia richiede una manutenzione più attenta di un materiale ceramico, ed è bene saperlo dall'inizio.
Che cosa succede quando, fra dieci anni, una sorgente si spegne?
È la domanda che quasi nessuno fa in fase di progetto e che tutti fanno dopo. Una retroilluminazione ben pensata si ispeziona senza smontare la pietra: un pannello asportabile sul retro, un vano tecnico raggiungibile, alimentatori accessibili. Una lastra incollata in modo definitivo davanti alle luci trasforma la sostituzione di un componente in un intervento di cantiere.
Come lavoriamo noi
In Stoneform l'onice retroilluminato è prima di tutto un tema di progetto. Guardiamo ogni lastra in controluce prima del taglio, per garantire la massima perfezione del lavoro finito; lavoriamo la pietra nella nostra fabbrica e progettiamo insieme luce, supporto e ispezionabilità. Abbiamo realizzato molte opere in onice retroilluminato, sia per alberghi sia per residenze private. LuxOnyx, il sistema modulare disegnato da Giuseppe Fallacara e Andrea Sgherza, è l'esercizio che lo riassume: moduli in onice scavato, illuminati dall'interno e uniti da giunti in rame, riusciti al punto da dimostrare il livello di perfezione che portiamo nella lavorazione di qualsiasi pietra. Le altre opere luminose sono nella collezione Sculture e illuminazione.
Per banconi, pareti e hall di alberghi e residenze, la pagina Contract descrive come seguiamo i progetti. Stoneform e Brianform sono due divisioni della stessa azienda: insieme offrono un servizio completo, dalla pietra agli arredi, senza intermediari e quindi a costi più contenuti. La produzione è interna, per cui non ci sono ricarichi inattesi. Per un preventivo basta scriverci con misure e foto del luogo: rispondiamo in 48 ore.
Domande frequenti
L'onice retroilluminato ingiallisce?
La pietra no; possono ingiallire nel tempo alcuni adesivi e supporti, soprattutto se esposti a calore. Sorgenti che non scaldano e materiali scelti per l'uso con la luce evitano il problema.
Che temperatura di colore scegliere?
Una luce calda, fra 2700 e 3000 K, dimmerabile. Esalta i toni ambrati e dorati dell'onice.
Si può retroilluminare anche il marmo?
Solo alcuni marmi bianchi in spessori molto sottili lasciano passare la luce, con un effetto più tenue. L'onice resta il materiale più luminoso.
Quanto spessa deve essere la lastra?
Di solito fra 10 e 20 mm: sotto la lastra diventa fragile, sopra trattiene troppa luce. Per i piani d'appoggio vedi anche la guida Che spessore deve avere un piano in marmo.
Quanto costa?
Dipende dalla lastra scelta, dalle misure e dalla soluzione di luce e supporto. Con misure e foto prepariamo un preventivo in 48 ore.
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La distinzione fra onice mineralogico (calcedonio a bande, 6,5-7 Mohs) e onice commerciale (calcite o aragonite in bande) segue la letteratura mineralogica corrente. Gli spessori di riferimento per le applicazioni retroilluminate e le distanze indicate per i pannelli LED diffusori sono valori dichiarati dai produttori dei materiali e delle sorgenti, non norme: vanno verificati sul prodotto scelto. Le prescrizioni per i locali da bagno sono quelle della norma CEI 64-8 sezione 701 (corrispondente alla IEC 60364-7-701) e restano di competenza del progettista e dell'installatore elettrico.