Guide · Materiali
Difetto o caratteristica della pietra?
In breve. Su una pietra naturale il confine fra un difetto e una caratteristica non lo decide l’occhio di chi guarda, e nemmeno la parola del fornitore: lo decide un documento concordato prima del taglio. Qui c’è che cosa la norma europea considera tipico della pietra, che cosa si guarda alla consegna, entro quando si contesta e chi paga.
Perché due persone guardano lo stesso piano e vedono due cose diverse?
Perché guardano due cose diverse. Chi ha comprato confronta il piano con l’immagine che ha in testa, formata in showroom su una lastra bagnata e illuminata. Chi lo ha fatto lo confronta con la lastra da cui è uscito. Finché restano due metri diversi, la discussione non si chiude.
Il mestiere ha risolto il problema con un oggetto: il campione di riferimento. La norma europea sulle lastre di pietra naturale, la EN 1469, lo mette al centro e stabilisce una cosa che vale la pena leggere due volte: tutte le caratteristiche mostrate dal campione di riferimento devono essere considerate tipiche della pietra e non difetti. Non «possono»: devono. Il materiale si respinge solo se quelle caratteristiche diventano così concentrate che il carattere tipico della pietra va perduto.
Per correttezza: la EN 1469 riguarda le lastre per rivestimento, non i piani dei tavoli. Ma il metodo che fissa è quello del mestiere, e vale su qualunque pezzo in pietra naturale.
Che cos’è il campione di riferimento?
È un pezzo di pietra, o più pezzi, che rappresentano l’aspetto che la fornitura avrà. La norma chiede tre cose: che non sia più piccolo di 0,01 metri quadri, dieci per dieci centimetri; che mostri le caratteristiche tipiche della pietra — fori, venature, macchie; che porti scritti il nome di chi lo fornisce e la denominazione della pietra.
I tre requisiti servono alla stessa cosa: un campione troppo piccolo, troppo scelto o anonimo non prova niente. La tessera di cinque centimetri presa dalla parte più pulita della lastra è il modo più comune, e spesso involontario, di far nascere una contestazione sei mesi dopo: su un travertino non può mostrare né un foro né una venatura larga, e alla consegna foro e venatura sembrano difetti. Il momento in cui si evita la contestazione non è la consegna: è la scelta della lastra.
Una stuccatura, una rete sul retro, una resina: difetti o lavorazioni?
Sono lavorazioni, e la norma dice che vanno dichiarate. Quando su fori naturali, difetti o fessure si usano stuccature o riempimenti, vanno dichiarati il tipo di trattamento e la natura dei materiali aggiunti. E quando la lavorazione è tale da modificare le caratteristiche della pietra, il produttore lo deve dichiarare: fra gli esempi la norma cita per nome il rinforzo sul retro.
Da qui si legge una situazione che in rete torna continuamente. Un piano stuccato non è difettoso; un piano stuccato e non dichiarato è una fornitura incompleta, perché manca un’informazione obbligatoria. La differenza non sta nella pietra, sta nel documento.
Sul retro delle lastre le prassi sono diverse, e vale la pena dire la nostra. Nella nostra fabbrica non usiamo resina per rinforzare le lastre: su una superficie ampia un supporto aiuta, e la rete che molte lastre hanno già sul retro è di per sé un buon sostegno. Il punto è che la scelta va detta, non scoperta.
La lastra è davvero quella che ho scelto?
Sembra una domanda paranoica e non lo è: una buona parte delle contestazioni nasce da un nome. Anche qui c’è una norma, la EN 12440: la denominazione di una pietra naturale è fatta di quattro elementi insieme — nome tradizionale o commerciale, famiglia petrografica, colore tipico e luogo di origine, e quest’ultimo con almeno città, comune, provincia e nazione.
E aggiunge una frase che spiega molte cose: i nomi geografici non legati al luogo di origine effettivo della pietra, e i nomi delle aziende, devono essere evitati. Se nell’ordine c’è un nome solo, ed è evocativo, non c’è una denominazione: c’è un’etichetta. La famiglia petrografica, fra l’altro, non è un’opinione — si determina con un esame petrografico — e questo rende la questione verificabile anche a distanza di anni.
Quali scostamenti di misura sono dentro la norma?
Sulle lastre la EN 1469 dà numeri precisi, e averli in mano cambia il tono di una telefonata. Sullo spessore: fra 12 e 30 millimetri la tolleranza è il dieci per cento del nominale, fra 30 e 80 è di tre millimetri, oltre gli 80 di cinque. Su lunghezza e larghezza va da uno a tre millimetri. Due millimetri di scarto sullo spessore di un piano da venti non sono quindi un difetto. Un piano che non entra nel vano per cui era stato misurato è un altro problema: non è tolleranza, è una misura sbagliata.
Che cosa si guarda nella mezz’ora della consegna
Conviene farlo prima di appoggiare il pezzo in posizione, e in questo ordine. Il confronto con il campione, in mano e non a memoria, a luce naturale e con la superficie asciutta: una pietra bagnata o illuminata di taglio è un’altra pietra. I bordi e gli spigoli, a dita e non a occhio, soprattutto intorno ai fori e ai lavelli. Le stuccature, cercandole controluce, e la verifica che siano dichiarate. Le giunzioni: allineamento della venatura, planarità, larghezza costante. La finitura, che la norma vuole uniforme fino ai bordi. Le misure, contro l’ordine.
E poi la cosa che conta più di tutte: fotografare, con il campione accanto al pezzo e nella stessa luce. Una fotografia del giorno della consegna vale più di qualunque descrizione fatta un mese dopo.
Entro quando si può contestare?
Le regole cambiano a seconda di che cosa si è firmato. Se il pezzo è stato comprato come prodotto, il codice civile dà otto giorni dalla scoperta per denunciare il vizio, e un anno dalla consegna come termine ultimo; la denuncia non serve se il venditore ha riconosciuto il vizio o lo ha occultato. Se il pezzo è stato commissionato su misura siamo nell’appalto: sessanta giorni dalla scoperta, due anni dalla consegna.
Nell’appalto c’è però una regola che riguarda da vicino questa pagina: la garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e i vizi erano da lui conosciuti o riconoscibili, salvo che il fornitore li abbia taciuti in mala fede. È la ragione per cui la mezz’ora della consegna conta davvero. Se chi compra è un consumatore vale in più la garanzia di conformità del codice del consumo: due anni dalla consegna, nessun obbligo di denuncia entro due mesi — abolito nel 2021 — e, se il difetto si manifesta entro il primo anno, la presunzione che esistesse già alla consegna; copre anche i beni fabbricati su misura. Questa pagina riporta le norme e non è un parere legale.
Chi paga, e che cosa si può chiedere
Lo decidono tre cose: che cosa diceva il campione, che cosa diceva l’ordine, che cosa è stato dichiarato. Se il pezzo è dentro il campione e dentro le tolleranze non c’è nulla da pretendere, per quanto la pietra possa non piacere. Se è fuori dal campione, o se una lavorazione non è stata dichiarata, o se la denominazione non corrisponde, la fornitura è difforme da quella pattuita: si discute di sostituzione o di riparazione. E l’alternativa non è fra tenere un pezzo rotto e buttarlo: scheggiature, graffi e perfino rotture si recuperano quasi sempre, e le macchie entrate nella pietra vengono via.
Come lavoriamo noi
La lastra si sceglie prima del taglio, e quello che il committente ha scelto resta identificato. Le lavorazioni che cambiano l’aspetto o il comportamento del pezzo le diciamo prima. Le lastre non le rinforziamo con resina. Un pezzo danneggiato lo ritiriamo, lo lavoriamo e lo rimettiamo a posto.
Stoneform e Brianform sono due divisioni della stessa azienda, con produzione interna: fra chi sceglie la lastra e chi la lavora non c’è un passaggio commerciale, ed è il motivo per cui su una contestazione si può risalire al pezzo e non soltanto al documento.
Le collezioni · Le opere · I lavori su commessa · Scriverci
Domande frequenti
Il marmista dice che è naturale. Devo credergli?
Non è una questione di fiducia, è una questione di documento. La norma dice che le caratteristiche mostrate dal campione di riferimento sono tipiche della pietra e non difetti: se il campione mostra quel tipo di venatura o di foro, ha ragione lui; se non lo mostra, non ce l’ha.
Una fessura stuccata è un difetto?
La stuccatura in sé è una lavorazione normale. Ma la norma impone di dichiarare il trattamento e la natura dei materiali aggiunti: un piano stuccato e dichiarato è regolare, un piano stuccato e non dichiarato è una fornitura incompleta.
Posso rifiutare la consegna?
Se il pezzo è difforme da quanto pattuito, sì, e conviene non farlo montare. Se invece si firma per accettazione un difetto visibile, nell’appalto la garanzia su quel difetto può venire meno.
Il nome della pietra sull’ordine basta?
No: la denominazione è fatta di quattro elementi insieme — nome tradizionale o commerciale, famiglia petrografica, colore tipico e luogo di origine — e un nome solo non identifica una pietra.
Mandaci una fotografia Tutte le guide
I riferimenti normativi di questa pagina sono la EN 1469 sulle lastre di pietra naturale per rivestimento (campione di riferimento, dichiarazione dei trattamenti e delle lavorazioni che modificano le caratteristiche della pietra, tolleranze dimensionali) e la EN 12440 sulla denominazione delle pietre naturali; i termini per contestare sono quelli degli articoli 1495 e 1667 del codice civile e dell’articolo 135-bis del codice del consumo, come modificato dal D.Lgs. 170/2021. La EN 1469 riguarda le lastre per rivestimento e non i piani dei tavoli: è citata come il testo europeo che fissa il metodo con cui l’aspetto di una pietra naturale si concorda e si verifica, metodo che il mestiere applica anche ai piani. Quanto si legge qui riporta le norme e descrive come lavoriamo: non è un parere legale e non sostituisce gli accordi scritti del singolo ordine.